Fiumi di rabbia

3 Set

lie to me“Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci siamo addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.

TizianoTerzani,

Un altro giro di giostra.

Nell’era in cui è possibile informatizzare anche la quantità di calorie che bruciamo in una giornata tenendo conto della posizione satellitare astrale intergalattica, pare quasi paradossale pensare che qualunque forma di espressione artistica immaginabile scaturisca ancora da un’emozione. Eppure, quello strano essere che si autodefinisce “uomo” ha la peculiarità di perseguire il progresso evolutivo con la medesima forza che impiega per tenersi aggrappato ai suoi istinti primordiali. E’ una ricerca continua. Ci avventuriamo senza tregua tra le più sottili sfaccettature dei nostri vissuti interiori con la curiosità maniacale che oggi investe ogni campo d’interesse. Se l’accesso ad internet ha il potere di abbattere i confini dell’informazione (oppure solo quelli costruiti in maniera più eclatante?) d’altra parte ci spinge a sviscerare ogni minimo dettaglio, anche di noi stessi. Diventa sempre più difficile stupire le persone con “effetti speciali” suscitando in loro una qualche curiosità. Ogni fiaba che si rispetti, tuttavia, non può giungere a compimento senza l’acquisizione dell’oggetto magico che nella prova della vita reale potrebbe celarsi, chissà, proprio nelle nostre emozioni, in grado di renderci creativi e di attrarci oltre ogni spiegazione (pur maniacale che sia). Anni di prestigiosi studi accademici non bastano per forgiare a pieno le nostre abilità professionali se non riusciamo a metterci quel qualcosa in più che è solo nostro e che ci spinge a correre dei rischi, a volte a farci male o a farne agli altri (altro aspetto di cui il nostro tempo può dare un esempio magistrale per i posteri). E’ proprio in quel “più” che sta l’essenza di ognuno, la sua storia, la sua personalità.

Le più evolute conoscenze scientifiche non hanno illuminato che una minima parte dei meccanismi alla base di quelle reazioni affettive intense che chiamiamo emozioni. Che siano necessariamente determinate da uno stimolo ambientale è ormai noto, rimane però da risolvere l’incognita relativa ai requisiti di quest’ultimo. Sebbene la risposta che cerchiamo si trovi dentro di noi, non ci è ancora stata rivelata la strategia per riconoscerla. I teorici non hanno trovato un accordo neppure sulla natura innata o appresa delle emozioni, del resto perché una dovrebbe escludere l’altra è da capire. La teoria evoluzionistica di Darwin evidenzia una continuità tra le espressioni emozionali animali e quelle umane, suggerendo il loro carattere adattivo, funzionale alla conservazione della vita. Secondo alcuni, esiste un gruppo ristretto di emozioni di base universalmente condivise e geneticamente determinate che Ekman e Freisen identificano con paura, rabbia, tristezza, gioia, sorpresa e disgusto. Come i terapeuti familiari non si stancano mai di ricordare, è nell’interazione sociale che fin dalla nascita le emozioni hanno la possibilità di emergere e dispiegarsi ed è la qualità della relazione con chi si prende cura di noi dal primo istante che permette che la loro espressione si articoli in modo armonico. Attraverso la relazione con la principale figura di accudimento, il bambino impara a regolare le emozioni e ad esprimere di volta in volta quella più adeguata alle richieste del contesto.

Ci sono emozioni che vanno più per la maggiore nelle diverse fasi storiche e se dobbiamo connotare a livello affettivo la moda del momento non c’è alcun dubbio: la rabbia va per la maggiore. Ira, collera, rabbia. Con questi termini Galimberti si riferisce ad uno stato emotivo-affettivo caratterizzato da una crescente eccitazione che si manifesta a livello verbale e/o motorio e che può culminare in comportamenti aggressivi e distruttivi nei confronti di oggetti, di altre persone o anche di se stessi. Va distinta dall’odio. Nel bambino fino a cinque-sei anni, le crisi di collera sono piuttosto frequenti e costituiscono una normale forma di opposizione alle richieste e alle proibizioni dei genitori, o uno strumento di ricatto affettivo nei loro confronti. Dopo la prima infanzia la permanenza di reazioni di collera può essere indice dell’esistenza di disturbi di carattere affettivo. Secondo Breuer e Freud l’aumento dell’eccitamento che si verifica nella collera viene solitamente compensato mediante una scarica motoria come, ad esempio, un discorso, un’azione o un pianto. Alcune reazioni invece possono provocare un cambiamento della situazione, altre non hanno alcuna utilità, se non quella di ristabilire l’equilibrio psichico, riportando l’eccitamento al livello iniziale. Sroufe, nella teoria della differenziazione, sostiene che un’emozione simile alla rabbia insorge già dagli otto mesi di vita come reazione immediata alla frustrazione. L’essere umano è guidato da pulsioni biologiche primarie come la sessualità e l’aggressività, che a differenza di quanto sostenuto dalla teoria psicanalitica originaria, possono interagire con le esperienze interpersonali per creare una personalità (Murray).

Per qualche misterioso motivo il tema della rabbia è intessuto in una moltitudine di aspetti che coinvolgono i più svariati campi di interesse. Veniamo colpiti da notizie relative a esplosioni improvvise di rabbia, spesso e volentieri da parte di persone insospettabili, proprio come ognuno di noi. La rabbia e la paura sono strettamente legate tra loro, ed è su questo che giocano i grandi titoli di cronaca nera. Clinicamente potrebbe trattarsi di disturbi esplosivi intermittenti, costituiti da saltuari episodi di incapacità di resistere ad impulsi aggressivi. Ma non occorre il terrorismo mediatico per appassionarci alla rabbia. I nostri meccanismi di difesa si innescano spesso per poterla sopportare e quando non ci riescono la fanno uscire fuori, dandoci l’impressione di aver perso il controllo. Quando siamo stanchi, stressati, quando un qualche compito va troppo oltre le nostre capacità di sopportazione, quando il datore di lavoro ci assilla, i figli vogliono più attenzioni, i partner chiedono troppo o troppo poco. Interessa tutti perché fa parte del nostro essere umani e non sempre è possibile sublimare certi istinti con geniali manifestazioni intellettuali o artistiche. Ci spaventa da morire la sensazione di poter scoppiare e come se non bastasse ci appassioniamo a storie di sociopatici sensibili e poliziotti corrotti dove la rabbia trova la sua massima espressione. Lo faremo anche per studiare i meandri della scatola nera che abbiamo in testa ma forse anche con la speranza che in fondo la rabbia non prenda il sopravvento, che anche nelle circostanze più estreme e surreali ci sia una parte buona di noi a trarci in salvo. Melanie Klein direbbe che cerchiamo faticosamente di integrare la parte buona e cattiva delle persone che ci circondano o più precisamente di noi stessi. Impieghiamo una vita per accettare che nessuno può essere completamente buono come gli eroi o completamente cattivo come le perfide streghe, distinzione che ci concediamo solo da bambini. Gli adulti invece qualche sbaglio lo commettono anche se pensano di essere nel giusto e faticano a perdonarseli quando li vedono. In modo più o meno inconsapevole, tendiamo a mettere in luce una qualche ambivalenza in ogni cosa. Si tratta ancora una volta dell’istinto darwiniano di sopravvivenza? Se così fosse, il culto della rabbia potrebbe avere i suoi risvolti positivi.

Dott.ssa Maila Panzera

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